Bagno a Mergellina

Col mio fidato compagno Antonio Stornaiuolo, detto “il Professore” per la trasandatezza del suo abbigliamento, stavo trascorrendo liete ore su uno scoglio di Mergellina. Tra un mucchio di spazzatura ed un cumulo di bottiglie di plastica, abbrustolite al sole, trovammo un comodo posticino in cui accamparci. Una lucente distesa di petrolio si spalancava dinanzi ai nostri occhi, sul quale enormi scheletri di navi cinesi galleggiavano sull’acqua. Da queste si tuffavano in mare topi e piccioni, impegnati in fanciulleschi giuochi d’acqua. In lontananza qualche temerario osava nuotare beatamente, domandandosi quali e quante malattie avesse contratto. Ispirati dal mare di Mergellina, declamavamo ad alta voce manga pornografici. Qualche tempo dopo, su uno scoglio poco più distante dal nostro, un ragazzo occhialuto dall’aria truce si assise. L’inquietante giovinetto ci scrutò col suo sguardo torvo, poi estrasse dalla borsa un libro e si immerse nella lettura. Confidai ad Antonio i miei inquietati pensieri: -potrebbe essere un killer, Totò. Guarda che occhi malvagi- Antonio si mostrò contrariato: -ma non dire sciocchezze, su! Guardalo, è un uomo raffinato dalla cultura che ama leggere-. Poi si sdraiò con un sorrisino soddisfatto e chiuse gli occhi. Leggermente rassicurato ma divorato dalla curiosità, mi contorsi nelle posizione più strane del kamasutra per pippati per conoscere il titolo del libro. Lo scorsi: “Come uccidere il vostro vicino di scoglio e vendere i suoi piedi su Ebay”. Terrorizzato e palpitante, allarmai il mio amico Antonio. Lui, pur non verificando la veridicità delle mie parole, sfrecciò tra gli scogli a gambe levate, spingendomi involontariamente in un declivio. Ferito ad una caviglia, fui impossibilitato a muovermi. Il ragazzo, presumendo di aver letto il necessario, si diresse verso il mio corpo malandato brandendo un mattarello, letale arma adoperata dalle casalinghe. Svuotato di ogni speranza e completamente terrorizzato, fui fulminato da un lampo di genio. Mi tolsi le scarpe e le calze e mostrai al giovane i miei piedi. Scappò schifato. Non so se lo avesse turbato di più l’alluce valgo, il pollice a martello, il dito a cipolla, il piede piatto, l’unghia incarnita o semplicemente la puzza. Fatto sta che ebbi salva la vita. Cotto al sole, fui assolto da quella posa imbarazzante da un corpulento pescatore che mi aveva scambiato per una cozza.