IL TERZO UOMO
Davanti al lungomare c'è un edificio. E' alto sette
piani, ha un'infrastruttura mastodontica ed una serie in-
finita di finestre rettangolari.
Un ' impalcatura affonda appena nel terreno e si
spinge in alto fino alla terrazza. Qualche tavola di le-
gno è precipitata al suolo; un po' dappertutto ci sono
macchinari arrugginiti e corrosi dalla salsedine.
Questa costruzione è abusiva e, da un paio d' an-
ni, hanno interrotto i lavori.
Non si sa cosa avrebbe dovuto essere. Forse un
palazzo con appartamenti, forse un albergo di lusso.
Attualmente, è soltanto qualcosa d' incompiuto, C' è
pure una gru arancione. E' alta più del settimo piano
e quando c' è vento, oscilla da destra verso sinistra e
viceversa.
Questo luogo così desolato è il palcoscenico di due
uomini. Il primo è un' anziano operaio d'impresa. Da
quando iniziarono i lavori sino adesso, arriva davanti
all'edificio alle sette del mattino e va via mezzogiorno.
E' un uomo piuttosto piccolo di statura, sguardo acu-
to, passo deciso ed abiti esageratamente abbondanti.
Con aria circospetta si guarda intorno un paio di
minuti, poi apre il lucchetto di un catenaccio ed entra
in una baracca di ferro addossata alle basi dell' edifi-
cio. Quando torna sotto il cielo , è in tenuta da lavoro.
Ed ha una sorprendente espressione compiaciuta in vi-
so. Che però dura solo un istante. Subito le sue labbra
s'irrigidiscono, il suo passo si fa energico e lo porta a
sistemare alcuni mattoni sparsi sul terreno adiacente
alla costruzione.
Alle sette e quindici minuti, l' operaio inizia il suo
lavoro. S' introduce all'interno dell'edificio e, con sguar-
do attento, controlla ogni stanza ed ogni corridoio.
L'intonaco riveste soltanto qualche parete, i calci-
nacci s'attaccano alle suole delle scarpe, le finestre sem-
brano sinistri buchi contro le mura ed i pilastri in
cemento armato sono faraglioni in un mare inquinato.
Ma l'operaio sembra non badarci. Da un paio d'anni
è stato promosso a costruttore, e d' allora, i lavori pro-
cedono proprio come vuole lui.
Dalle sette del mattino sino a mezzogiorno inoltra-
to, quest' uomo s' affaccia da ognuna delle centosei fi-
nestre di entrambe le facciate. L' immaginazione ma-
novra ogni suo gesto e così sposta lentamente le tende;
apre le persiane e, aspira con desiderio la brezza pro-
veniente dal mare. Infine, lascia tutto dietro le proprie
spalle e torna davanti alla baracca, sotto la luce del cie-
lo. Di nuovo il suo sguardo si fa guardingo, di nuovo
gira la chiave nel lucchetto e s'introduce per cambiarsi.
gli abiti. Dopo dieci minuti, ha indossato giacca, panta-
loni, camicia e cravatta esageratamente abbondanti; la-
scia scivolare la chiave nella tasca e, senza voltarsi più,
s'avvia verso la strada.
Forse lui è l'unico a sapere cosa sia realmente que-
sta costruzione.
Alle diciotto del pomeriggio, arriva un ragazzo ve-
stito di bianco. Ha tracciato una pista ovale attorno al-
l'edificio, ed un paio di mattoni sono il punto di
riferimento per la partenza e per l'arrivo. Anche stavol-
ta li trova ordinati uno sull'altro in un angolo accanto
alla baracca di ferro. Non si domanda chi li abbia spo-
stati. Succede sempre così, sarebbe strano il contrario.
Lentamente li rimette appostoed alle diciotto e quin-
dici minuti attacca a correre; il suo passo dapprima è
lento, poi si fa incalzante. Un giro completo misura quat-
rocento metri, proprio come allo stadio comunale, ogni
corsia, un metro e venticinque centimetri.
Le sue scarpe affondano nel fango e nell' erba e, con
la stessa leggerezza, si sollevano e vanno oltre.
Mentre corre, nei suoi occhi c'è un cronometro, c'è
uno starter, cinque corsie di fianco e c'è il cielo. Iden-
tico a quello dello stadio.
La luce del pomeriggio s'abbassa sino ad abbracciarsi
con la sera e l'atleta si ferma; il sudore gli annebbia la
vista, le sue spalle si appoggiano contro il ferro arruggi-
nito della gru. Nel suo sguardo ansante non c'è la gru,
non ci sono le centosei finestre e non esiste niente al-
l' interno di quella pista.
Forse lui è l'unico a sapere cosa sia realmente quel-
la costruzione.
E poi c' è un terzo uomo. Alle sei e cinquanta del
mattino apre la finestra della propria stanza da letto,
e poggiando le mani contro i vetri, lascia limitarsi lo
sguardo da un edificio mastodontico con una serie in-
finita di finestre rettangolari.
Alle sette segue i movimenti di un' operaio. Con lui
leva i mattoni sparsi davanti alla baracca, con lui apre
le persiane delle centosei finestre e con lui, a mezzo-
giorno, blocca il catenaccio di una porta.
Alle diciotto del pomeriggio torna dietro i vetri e
segue i movimenti di un atleta. Con lui rimette a posto
i mattoni, con lui attacca a correre e con lui si lascia
abbracciare dal buio della notte.
Quell' uomo sono io. Ma non so affatto cosa real-
mente sia quella costruzione.